>>> Attualità dello Scautismo in un mondo che cambia
di Riccardo Della Rocca - Segretario Nazionale Masci
Abbiamo celebrato con entusiasmo lo scorso anno i cento anni dello scoutismo in tutte le piazze del mondo; all’alba del 1°agosto, rinnovando la nostra Promessa, abbiamo ricordato quei 20 ragazzi che sull’isola di Brownsea nel 1907 diedero vita alla prima esperienza dello scoutismo.
Ma oggi occorre andare oltre il tempo della “memoria”
Occorre oggi passare dalla Memoria alla Attualità
La memoria è importante: serve ad animare il presente per costruire il futuro, guai a chi rinuncia alla memoria, significa tagliare le proprie radici, significa perdere gli elementi vitali e le ragioni stesse del proprio esistere.
Il rischio è quando la Memoria si riduce a nostalgia: un modo per ripiegarsi su se stessi, per rinunciare a costruire il futuro
Occorre al contrario passare all’ “attualità”.
L’ Attualità serve a riconoscere come utile, per le sfide del presente, quello che la memoria ci offre, per rielaborarlo “qui ed ora” e trasformarlo in “missione”.
Siamo consapevoli che oggi la storia dell’umanità ruota intorno a due assi che rappresentano una sfida inedita al livello globale:
- le crescenti inaccettabili disuguaglianze, non solo economiche, dentro i popoli e tra i popoli
- lo squilibrio, in molti casi irreversibile del sistema globale aria-acqua-terra-energia che lo sviluppo capitalistico ha irresponsabilmente prodotto
Intorno a questi due assi ruotano, talvolta come causa, altre come effetto, tutti gli altri fenomeni che oggi osserviamo: globalizzazione, immigrazione, egemonia mediatica e virtuale, proletarizzazione dei ceti medi, trasformazione del lavoro e dei lavori, indeterminazione della scienza in particolare gli entusiasmanti e preoccupanti imprevedibili sviluppi delle bioscienze,…, ed oggi il drammatico tsunami dei mercati finanziari di tutto il mondo
Fenomeni che determinano la fragilità dell’uomo contemporaneo, fragilità segnata da sentimenti di precarietà, di insicurezza, di disorientamento, addirittura, come molti affermano, di paura; sentimenti che non sono solo legati a condizioni economiche, ambientali o materiali oggettive ma che sono divenute categorie culturali, antropologiche ed esistenziali degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Per rispondere a questa situazione il governo della politica e della mediazione degli interessi, da soli non bastano più.
Occorre ancora una volta, accanto all’esercizio della politica delle istituzioni e dei partiti, una grande mobilitazione di tutti “gli uomini di buona volontà”, mobilitazione che chiama in causa la cultura, la scienza, le religioni e le chiese.
E chiama in causa in primo luogo la “missione educativa”, per questo lo scoutismo è chiamato a riflettere sulla propria missione e la propria attualità e a fare fino in fondo la propria parte.
Infatti lo scoutismo mantiene tutta la sua attualità se resta fedele alla “missione educativa”, come ci ha “urlato” Giovanni Paolo II quella mattina di ottobre del 2004, mantiene tutta la sua attualità se si rivolge ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ma anche agli adulti del nostro tempo per aiutarli a costruire se stessi, a diventare persone autonome, critiche, capaci di scelte impegnative, persone che si commuovono davanti al dolore presente nel mondo, persone capaci ancora di indignarsi di fronte alle ingiustizie, persone capaci di scelte talvolta impopolari e controcorrente e di restarvi fedeli anche quando questo è più difficile.
Possiamo affermare che lo scoutismo è ancora attuale?
Vorrei riflettere con voi su alcuni elementi che a mio avviso fanno sì che lo scoutismo conservi oggi tutta la sua attualità non solo in relazione alla propria missione, ma per gli elementi costitutivi che lo caratterizzano
Lo scoutismo, da sempre, non è una proposta all’”individuo” solitario ma si rivolge alla “persona” inserita in tutta la sua rete di relazioni, lo scautismo non è una “predica” ma una proposta di esperienze.
E’ un sistema di processi, di relazioni guidato da tre direttrici orientato dal “principio di solidarietà”
- Solidarietà con Dio
- Solidarietà con gli altri
- Solidarietà con il creato
Solidarietà con Dio: da sempre lo scoutismo mette a proprio fondamento il tema della spiritualità e del “dovere verso Dio” al quale ci impegna la nostra Promessa; ma è lo scoutismo cattolico, pur tra mille incomprensioni, a caratterizzare lo scoutismo come esperienza di “Solidarietà con Dio”, come esperienza che conduce ad una fede adulta. Un’esperienza di fede semplice, rigorosa, essenziale, che non si nutre di grandi prediche e di erudita teologia, ma di liturgie celebrate nella cattedrale della natura, di una Parola ascoltata e meditata nel cerchio intorno al fuoco, di una spiritualità cadenzata dal ritmo dei passi sulla strada. Un esperienza di fede radicata nella vita della Chiesa ma impegnata (secondo l’insegnamento “ut unum sint” di Papa Giovanni di cui ricordiamo in questi giorni i 50 anni dall’elezione) a promuovere l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, e il diritto di tutti alla libertà religiosa.
Solidarietà con gli altri: tutto il cammino degli scout e delle guide conduce ad una visione dell’”uomo” per cui “la nostra felicità si realizza nel rendere felici gli altri”, una visione che è “per l’altro”, una visione del rapporto con l’altro che rifugge da ogni valutazione del servizio del prossimo come solo fatica e dolore, ma al contrario come prospettiva concreta di felicità. Una prospettiva che nega ogni forma di felicità solo soggettiva, consumistica ed individualistica.
Una prospettiva per cui la diversità delle persone umane non è una minaccia ma una opportunità.
L’internazionalismo dello scoutismo, che trova nei Jamboree il segno più forte ed evidente, dice al mondo che la fraternità universale è possibile. Un esperienza di fraternità che si rinnova nell’età adulta nelle Conferenze Mondiali dell’ISGF che nel 2011 avremo l’onore di ospitare in Italia.
Il 3°, il 4°, il 5° articolo della Legge dicono agli scout, giovani ed adulti, uniti dalla stessa Legge, che siamo chiamati a costruire una società fraterna, accogliente, cortese, indipendentemente dallo stato sociale, dalla razza, dalla cultura, dal colore della pelle, dal credo religioso. Oggi che nel mondo, non solo in Italia si presentano fenomeni di intolleranza, di razzismo e di xenofobia noi diciamo ad alta voce che “lo straniero è nostro fratello” e con lo straniero , tutti insieme, siamo chiamati a condividere tutto questo nostro mondo (per questo abbiamo dato vita ad Eccomi), diciamo che la nostra prospettiva è la mondialità dove ci realizziamo come “cittadini del mondo”
Solidarietà con il creato: il creato, oggi si direbbe l’ambiente, è per lo scoutismo il luogo in cui si realizza “la storia dell’uomo”, non è quindi realtà da sfruttare come è avvenuto nei secoli e con molta maggior violenza negli ultimi due, ma neanche luogo da conservare separato e distinto. Al contrario è il luogo dove uomo e creato vivono in amicizia. Ricordo sempre il suggerimento di B-P in Scouting for boys quando raccomandava ai ragazzi che andavano al campo di non portarsi dietro tutta la casa, non per un moralistico invito all’essenzialità, ma perché nel bosco avrebbero trovato tutto ciò di cui avevano bisogno per vivere felici, di qui le tecniche del campismo, della pionieristica, dell’osservazione della natura.
Come MASCI abbiamo ripreso a riflettere su come questa solidarietà col creato si concretizza nello scoutismo degli adulti e recentemente abbiamo prodotto una prima riflessione in questa direzione che mettiamo a disposizione di chiunque voglia condividere questa prospettiva
Questo sistema di esperienze si muove sui tre assi che ho cercato di descrivere e per essere efficace si realizza in ambienti educativi che diventano progressivamente metafore della vita
- La vita come gioco
- La vita come avventura
- La vita come strada
Fino all’esperienza che conduce alla metafora fondamentale de
- La vita come servizio
La vita come gioco: un gioco impegnativo dove si mette in gioco tutta la nostra abilità, la nostra intelligenza, la nostra destrezza ed anche la nostra astuzia, ma un gioco dove nessuno è escluso, dove il furbo e l’opportunista è subito smascherato, dove l’accettazione delle regole è gioiosa, dove alla fine vincitori e vinti si ritrovano insieme per far festa
La vita come avventura; avventura nel senso etimologico “ad ventura”, delle cose che debbono ancora arrivare, dove ci si muove alla scoperta dell’inesplorato seguendo i segni di pista, un’avventura alla quale ci si prepara senza improvvisazione studiando ed affinando le tecniche necessarie, un’avventura da “vivere insieme”
La vita come strada: una strada che si snoda nel bosco, nella montagna e nella città dell’uomo, una strada che è occasione di sorpresa, di incontro e di scoperta, una strada di amicizia lungo la quale si condivide il pane e la borraccia, una strada che è anche fatica, pioggia, freddo o sudore
La vita come servizio: questa è la vocazione fondamentale dello scout e della guida, una vocazione che matura gradualmente dalla BA del lupetto e della coccinella, a quella responsabilità verso gli altri dell’esploratore già presente nella Promessa, all’esperienza centrale dell’esperienza dei rover e delle scolte che diventa scelta personale per la vita al momento della Partenza.
Vocazione che informa tutta la vita dell’Adulto Scout.
Il servizio in tutto lo scoutismo, soprattutto nelle stagioni adulte della vita, è modo di essere, è visione, non è generico spirito di servizio non è sentimento dell’anima.
Il servizio è impegno a cambiare il mondo, a trasformarlo in una prospettiva di uguaglianza e fraternità.
BP nel suo ultimo messaggio ci invita “lasciare il mondo migliore..”, lasciare il mondo migliore vuol dire cambiare, trasformare, non assistere, non è un semplice rendersi utili.
E’ un impegno che riguarda anche il nostro stile di vita, dove l’essenzialità deve trovare attuazione in scelte concrete.
Uno stile di vita che rifiuta i modelli dominanti del “Grande Fratello”, della superficialità televisiva, nei quali il messaggio proposto con martellante insistenza è la mia soddisfazione personale immediata, il consumo facile ed immediato.
E’ quindi scelta esigente e difficile, è risposta ad una vocazione specifica come dono e mistero.
Noi consideriamo la vita come gioco, come avventura, come strada, come servizio; questo sperimentiamo e a questo ci educhiamo insieme.
Per essere educative queste quattro esperienze: gioco, avventura, strada, servizio, nell’età giovanile e nell’età adulta, debbono essere sempre vere ed impegnative altrimenti da metafora diventano parodia e possono essere facilmente sostituite da esperienze mediatiche e virtuali che rendono l’uomo sempre più solo e subalterno.
Se il gioco è la solitudine della Play-Station e del video-gioco, se l’avventura non ha elementi di rischio, se tutto è già previsto e controllato, se non richiede tecnica ed abilità, se la strada è solo l’occasione per ritrovarsi con un gruppo di amici su un prato, se il servizio è solo gesto di “elemosina” nel tempo che resta libero da tutto il resto e non è vissuto come “tempo liberato”, allora questa parodia dell’educazione diventa al massimo residuale occupazione del tempo libero.
Per questo l’esperienza educativa dello scoutismo va proposta in modo sempre gioioso ma esigente ed impegnativo, solo così viene percepita come una “cosa seria”.
Gli uomini e le donne del nostro tempo, di tutte le età: giovani ed adulti, avvertono sempre più urgente, anche se spesso inconsapevolmente, il bisogno di cose vere, serie, esigente.
Oggi l’”urgenza educativa” si ripresenta con eccezionale priorità: la solitudine e la paura che sembrano caratterizzare il nostro tempo si combattono solamente con esperienze profonde, serie e credibili. Per questo la missione educativa è decisiva
La società che ci circonda purtroppo sembra indifferente all’ importanza dell’educazione, proprio mentre sono sempre più fragili le tradizionali agenzie educative (famiglia, scuola, associazionismo, anche la chiesa)
Abbiamo apprezzato molto la ripresa di interesse che la nostra Chiesa ha mostrato recentemente verso il tema dell’educazione, a partire dalla lettera inviata all’inizio di quest’anno dal Pontefice alla Chiesa di Roma. Ci rallegra la notizia, sussurrata nei corridoi, che la Chiesa italiana dedicherà il piano pastorale del prossimo decennio all’educazione
Vorremmo solo che si evitasse di pensare all’educazione solo facendo riferimento all’età evolutiva: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza.
Si presenta oggi con caratteri nuovi ed urgenti l’emergenza dell’”educazione permanente degli adulti”
Oggi è essenziale pensare all’educazione come educazione continua che coinvolge anche e forse soprattutto gli adulti perché il disagio oggi è soprattutto del mondo degli adulti, e non c’è educazione delle giovani generazioni senza testimoni e maestri, adulti che per essere tali ricercano luoghi ed ambienti dove coltivare la propria crescita e la propria fedeltà.
Non sarà credibile nessuna proposta se i giovani non troveranno nel mondo degli adulti (e non solo nei capi) che testimoniano nella società e nella storia i valori della Legge e della Promessa.
Lo scoutismo è oggi chiamato a fare la propria parte in questa sfida che riguarda l’uomo contemporaneo.
Se metodo, contenuti, strutture dell’educazione secondo il metodo scout è solido e consolidato per quanto riguarda i bambini, gli adolescenti e i giovani (anche se, parlando di educazione, tutto questo è sempre provvisorio e relativo), molto meno lo si può dire con riferimento all’educazione permanente degli adulti.
Il MASCI da quando ha preso coscienza di questa sua tipicità, ha riflettuto, sperimentato, è in grado oggi di proporre, almeno per alcune fasce dell’età adulta, un metodo educativo per gli adulti basato sul metodo scout.
Ma siamo consapevoli questo non basta.
L’urgenza e la complessità della sfida educativa per gli adulti richiede uno sforzo nuovo ed eccezionale.
Uno sforzo che, lo vado ripetendo da tempo, deve coinvolgere tutto lo scoutismo italiano, quello giovanile e quello adulto pur mantenendo ciascuno la propria autonomia associativa ed organizzativa; ed anche , tutti coloro che in tempi diversi hanno dedicato parte della loro vita al servizio educativo col metodo dello scoutismo e del guidismo, anche i genitori degli scout e delle guide, anche tutti gli amici che guardano con interesse a questa esperienza.
Qualcosa di nuovo comincia a profilarsi all’orizzonte, occorre saper cogliere ogni opportunità ed ogni apertura.
Si è aperta una nuova stagione alla quale tutti dobbiamo saper rispondere con entusiasmo e generosità.
Per questo dobbiamo essere consapevoli che è tempo di passare
DALL’IDENTITA’ ALLA MISSIONE
Consapevoli dell’importanza della stagione che si è aperta il MASCI ha convocato per ottobre del prossimo anno
IL SINODO DEI MAGISTER
Incontro delle rappresentanze di tutte le Comunità italiane, ma aperto a tutti coloro che condividono la nostra inquietudine, che avrà luogo proprio qui in questa stupenda terra di Sardegna.
Abbiamo scommesso, nello scegliere questo luogo, innanzitutto sulla generosità e l’impegno della gente di Sardegna ma anche sulla convinzione che nessuna realtà del movimento è “periferia” ma ognuna è “centro”, anche quella geograficamente più distante.
Un incontro di servizio e di speranza, per riflettere, per confrontarci, per conoscerci meglio e presentare le nostre esperienze, per confrontarci con il mondo che ci circonda; ma soprattutto per dire ancora una volta che “un mondo migliore è possibile”, per dire che, con la nostra semplicità, pur con la povertà dei nostri mezzi, noi Adulti Scout siamo disposti a fare la nostra parte, ricordando le parole che diceva il martire Dietrich Bonhoeffer e che oggi si ripresentano con un’incredibile attualità:
“Siamo stati testimoni di azioni malvagie, ne sappiamo una più del diavolo, abbiamo imparato l’arte della simulazione e del discorso ambiguo, l’esperienza ci ha reso diffidenti nei confronti degli uomini e spesso siamo rimasti in debito con loro della verità e di una parola libera , conflitti insostenibili ci hanno resi arrendevoli e forse cinici: possiamo ancora essere utili? Non di geni, di cinici, di dispregiatori di uomini, di strateghi raffinati avremo bisogno, ma di uomini schietti, semplici, retti.
La nostra resistenza interiore contro ciò che ci viene imposto sarà rimasta abbastanza grande, e la sincerità verso noi stessi abbastanza implacabile, da farci ritrovare la via della schiettezza e della rettitudine?
Resta un’esperienza eccezionale l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi, in una parola dei sofferenti. Se in questi tempi l’amarezza e l’astio non ci hanno corroso il cuore; se dunque vediamo con occhi nuovi le grandi e le piccole cose, la felicità e l’infelicità, la forza e la debolezza; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l’umanità, il diritto, la misericordia è diventata più chiara, più libera, più incorruttibile; se anzi la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l’azione: tutto questo è una fortuna personale”
- 15 Ottobre 2008











Interessantissimo ed anche utile ricordare la questione ducativa. Lo scautismo di sempre non puo’ e non deve dimenticare questa sua dimensione fondante e fondativa delal sua identità.