Il gruppo MASCI Trapani 1° è dedicato a Carmelo Rallo, indimenticabile persona che, tra i primi, ha tracciato i sentieri dello Scautismo Trapanese. Tutti noi gli siamo grati.
Buona Strada Carmelo.
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>>> Da Francesco Micciché Vescovo di Trapani: “L’annuncio e l’educazione della coscienza”

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Fede grande e di grandi tradizioni, ma anche mancanza di lavoro, fenomeni di devianza giovanile e l’emergenza immigrazione. Trapani è terra di cattolicesimo profondo e di quotidianità difficile, dove annunciare Cristo vuol dire anche dedicarsi all’educazione delle coscienze al bene comune. In tal senso vanno gli appelli di mons. Francesco Micciché, vescovo di Trapani, a darsi "un sussulto di dignità che ci faccia essere più responsabili, più attivi, più testimoni", ad "essere lievito, fermento di pensiero credente,di cultura vera, di vita vera". L’impegno della Chiesa tutta non manca, ma non basta il lavoro della Caritas Diocesana, "che con grande abnegazione si è donata e si dona per tutte le povertà presenti nel territorio". Non basta neanche "la generosa accoglienza di quei cittadini, membri delle comunità parrocchiali e rappresentanti delle amministrazioni comunali, che si sono mossi nel segno della condivisione gioiosa con i nostri giovani e con i fratelli immigrati in questo momento di grande emergenza". L’impegno quotidiano deve diventare parte integrante, come del piano pastorale, così anche delle scelte quotidiane della Chiesa.

Recuperare la dignità perduta. "I giovani - risorsa, e non problema - sono chiamati a farsi avanti a patto che il mondo degli adulti lo permetta: faccia un passo indietro e dia loro la possibilità di sognare, di progettare, di scommettersi, anche di sbagliare. Potremmo non essere d’accordo su alcuni loro comportamenti troppo disinibiti, sugli sbandamenti,le devianze, i fenomeni di bullismo, di disprezzo della vita, sulla ricerca di emozioni forti che li portano a rischiare la vita sulle strade, nei luoghi di aggregazione dove l’alcol e la droga si consumano a fiumi. Noi vogliamo pensare ai giovani come un valore aggiunto della società". È quasi una dichiarazione d’amore quella di mons. Micciché nei confronti dei ragazzi. Pensando a loro, non si può non pensare alla disoccupazione che affligge le nuove generazioni. "In un contesto di emergenza educativa quale quello in cui oggi viviamo - denuncia il vescovo - si leva forte un grido di dolore. Si tratta di recuperare la dignità perduta". Educatori e testimoni della verità, alunni desiderosi del sapere, agenzie educative, scuola,
famiglia, civica amministrazione, tessuto imprenditoriale, Chiesa, "siamo tutti chiamati ad alzarci in piedi. L’emergenza educativa è anche figlia del clientelismo, del lavoro dato dal potente di turno. Abbiamo bruciato intere generazioni con leggi populiste che non hanno aiutato i giovani a darsi una scossa, anzi ne hanno addormentato le coscienze, diseducandoli all’impegno e al miglioramento di se stessi".

Il lavoro, diritto-dovere di ogni giovane. Per mons. Micciché "il lavoro sta all’uomo come l’anima sta al corpo: un uomo privo di lavoro è come un corpo privo d’anima, quindi è cadavere. Dare lavoro, offrire possibilità di lavoro, dare spazio alla creatività, sostenere la capacità imprenditoriale è una sfida e una scommessa, ma è necessario un cambiamento di mentalità, un nuovo modo di pensare: è la cultura del lavoro che deve farsi strada in ciascuno di noi". "Il lavoro -qualunque lavoro, anche il più umile - se è fatto con passione, amore, professionalità prima ancora di giovare agli altri giova alla realizzazione di noi stessi", prosegue il prelato. "Chi non entra in questa logica è un ladro; chi non si pone sulla strada del lavoro onesto, nella legalità, prima o poi paga il fio di questo suo modo di essere che purtroppo nella nostra Sicilia ha non pochi adepti nell’intricato mondo della mafia e del malaffare". "Acquisire la cultura del lavoro - precisa il vescovo - è creare le condizioni perché il lavoro ci sia e sia ricco di professionalità, propulsore d’innovazione e sviluppo anche nelle piccole cose. Questa è la risurrezione «concreta», «visibile», «sperimentabile» che crediamo oggi: creare condizioni perché il lavoro non sia una chimera, un lusso per i più fortunati o raccomandati, ma un diritto-dovere di ogni giovane che si apre alla vita".

Farsi prossimo. "Potevamo non farci carico dei disperati del Sud del mondo che approdano nella nostra terra e non dare una risposta concreta di accoglienza di fronte all’emergenza che si profilava nel nostro territorio?", chiede il vescovo di Trapani. "Farsi prossimo dei più poveri non significa solo commuoversi davanti al televisore e poi rifiutare gli stranieri, questi poveri scampati a tragedie immani, solo perché si fanno presenza scomoda nei nostri Paesi, nelle nostre città. Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di un ragionamento distorto, non evangelico, egoista e razzista che vuole che ci sia accoglienza per i clandestini che arrivano sulle nostre coste ma lontano dal nostro territorio e dalla nostra vista, come se il solo vederli già potesse turbare il sonno, generare paura o attaccare la sicurezza sociale, dando per scontato che questi nostri fratelli siano sempre e comunque dei delinquenti da tenere alla larga. Questo modo di pensare -conclude - è la negazione del nostro credo cattolico, della tradizione della nostra amata terra e tradisce il cammino della nostra Chiesa locale".

Fonte Agenzia SIR

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