>>> Educare alla cittadinanza
Spettine 22 novembre 2008 di Riccardo Della Rocca
Segretario Nazionale Masci
Oggi la liturgia celebra la festa di Cristo Re ed allora mentre preparavo questo intervento mi è venuto da pensare alle Beatitudini perché il Regno di Dio è il Regno dove i primi sono i poveri, gli oppressi, i mansueti, gli operatori di pace e di giustizia; mi è venuto di pensare alla Populorum Progressio che è l’Enciclica del Regno e delle Beatitudini perché parla ai poveri, agli oppressi, ai mansueti, agli operatori di pace e di giustizia,… di tutto il mondo.
Questi sono sempre da considerare i “primi cittadini”.
In questo intervento non farò nessun riferimento ad aspetti pedagogici o metodologici di cui non ho più la competenza né la pertinenza. Questo è tutto compito vostro.
Vorrei proporre alcuni spunti partendo dal mio vissuto: non sono uno studioso, sono una persona che vivendo all’interno di un grande movimento educativo ed all’interno della vicenda politica italiana ha cercato di leggere con attenzione i “segni dei tempi” ed il loro evolversi e modificarsi in questi quasi cinquant’anni.
In questo cammino la costituzione conciliare “Gaudium et Spes” ha segnato un momento fondamentale della mia crescita personale
La mia generazione si è formata nel periodo contrassegnato dalla enciclica di Giovanni XXIII “Pacem in Terris” e dalla enciclica di Paolo VI “Populorum Progressio” con al centro la grande Costituzione conciliare “Gaudium et Spes” che per me resta il manifesto del laico credente. Una grande trilogia unitaria.
In quegli anni molte realtà giovanili della Chiesa italiana: i Fuochi dell’AGI, i Clan dell’ASCI, le sezioni dell’AC giovani, la FUCI, i circoli delle ACLI, i giovani nelle Parrocchie si ritrovavano per riflettere, studiare (parola un po’ fuori moda), meditare su questi documenti e scoprirono orizzonti nuovi, per molti fu l’occasione per scelte radicali di impegno civile, culturale ed associativo
Questi documenti parlavano un linguaggio nuovo e profetico, parlavano
dell’incontro della Chiesa con il mondo; troppo spesso il mondo cattolico ed anche il magistero della Chiesa fino ad allora avevano letto il mondo come il luogo dove si annida il male ed il maligno, e la Chiesa come l’unica forza capace di offrire la salvezza (anche quella con la s minuscola). Qui è la rottura radicale che il Concilio realizza : il mondo è il luogo dove si rivela la storia della salvezza.
E’ certo che in quel momento la Chiesa ed i credenti cessavano di essere “la cittadella assediata” dal male presente nel mondo per offrirsi alla condivisione dei dolori e delle speranze di ogni uomo e di tutti gli uomini.
Molto probabilmente queste riflessioni sono estranee a molti di voi, appartengono ad un altro tempo; eppure mi sembra che oggi siano di drammatica attualità e conservino tutta la loro carica profetica. Forse sarebbe utile se nei Clan , nelle Comunità Capi e nelle Comunità del MASCI si riprendesse a leggere e meditare questi documenti e sicuramente emergerebbe un’idea originale e profetica di “cittadinanza”.
Nei nostri fuochi di bivacco siamo soliti raccontarci le nostre storie: forse sarebbe utile qualche volta raccontarci anche “le storie dei nostri padri”
Io mi atterrò a riflessioni più ordinarie; sono convinto che parlare di cittadinanza e di politica impone di cercare sempre di capire in profondità dove ci troviamo, il “qui ed ora della storia”, evitando il doppio rischio della fuga nei principi astorici o il limitarsi a guardare i singoli eventi e le emergenze che sono solo la punta dell’iceberg della condizione umana e dei popoli.
Quando si parla tra amici è bene definire di cosa si parla, altrimenti il rischio è che non ci si capisca perché alla stessa parola vengono dati significati diversi.
Comunemente con la parola “cittadinanza” si intende un dato anagrafico: il paese dove si è nati, dove si risiede, dove si lavora; ma la parola cittadinanza è molto più ambiziosa viene da “civitas” che non è solo la città fisica ma l’insieme dei “cives” di coloro che hanno la pienezza della responsabilità della “cosa pubblica”
Analogamente con la parola “politica” si intende tutto ciò che riguarda la “polis”, la “cosa pubblica”.
Quando viene meno il rapporto tra polis e cives, tra politica e cittadinanza, una società si trasforma in regime con il rischio di cadere nella tirannide.
Per questo cittadinanza e politica sono termini indissolubilmente uniti.
Spesso tuttavia con la parola “politica” si intende solo ciò che con maggiore precisione può essere definito il “sistema politico”, ciò che riguarda i soggetti, le istituzioni, i meccanismi del governo e dell’amministrazione della “cosa pubblica”
Ma la politica, nella sua accezione più ampia, riguarda anche, talvolta inconsapevolmente,tutti i cittadini, i titolari della cittadinanza, ed in particolare riguarda:
· Le scelte, i comportamenti, le azioni che coinvolgono le forze sociali, le rappresentanze sindacali, le organizzazioni delle imprese, oggi sempre più le associazioni dei consumatori; tutti soggetti che partecipano a determinare il sistema delle relazioni industriali ed i criteri della distribuzione dei beni e dei servizi
· Le scelte, i comportamenti, le azioni che coinvolgono le istituzioni della cultura e le agenzie della comunicazione e dell’informazione; soggetti che condizionano, talvolta in modo subdolo e mascherato, modelli culturali e di comportamento nei settori più delicati dell’esperienza umana
· Le scelte, i comportamenti, le azioni che coinvolgono la grande galassia dell’associazionismo di promozione sociale, dell’ambientalismo, del volontariato e della cooperazione; soggetti che attraverso la concretezza dell’azione quotidiana danno evidenza dei bisogni degli strati più deboli ed indifesi della società
· Le scelte, i comportamenti, le azioni che coinvolgono le esperienze religiose, tutte le esperienze religiose ma, per quanto ci riguarda sopratutto quelle che provengono dal Magistero della Chiesa cattolica al quale come laici responsabili siamo chiamati ad un ascolto attento, responsabile e consapevole, che richiamano a riferimenti etici e di valori permanenti sull’uomo, la sua natura ed il suo destino
· Le scelte, i comportamenti, le azioni che coinvolgono i soggetti dell’educazione in primo luogo la famiglia e la scuola ma anche il volontariato educativo (come lo scoutismo) perché il “bene comune” si costruisce dotandosi di buone strutture e di buone regole ma anche educando “buoni cittadini”.
Una galassia di attori e di soggetti che partecipano in modo significativo a determinare la vita collettiva della società ed influenzano i comportamenti individuali della maggioranza dei cittadini
In questa mia riflessione cercherò di tenere sempre insieme questi due aspetti della politica:
· il sistema politico
· le responsabilità sociali.
Certamente non si può evitare di ragionare di politica come “sistema politico” in senso stretto: quella cioè che riguarda i soggetti, le istituzioni, i meccanismi del governo e dell’amministrazione della “cosa pubblica”
ma nello stesso tempo non si può evitare di ragionare di politica come insieme di tutte le realtà di cittadinanza attiva presenti e responsabilmente operanti nella società
Io ringrazio il Settore Specializzazioni dell’AGESCI per avermi invitato a questa iniziativa, è stata l’occasione per riflettere, per fare il punto, in riferimento al mio ruolo di Presidente del MASCI, ma anche per la mia esperienza personale di persona interessata e coinvolta nella vita politica:
Circa cinquant’anni di interesse alla politica, ma oggi avverto con forza e preoccupazione che siamo in una fase totalmente nuova .
Prima di analizzare questa fase vorrei premettere una considerazione: continuo a ritenere profondamente vero ciò che affermava SS Paolo VI quando nella sua Enciclica scriveva che “la politica è la più alta ed esigente forma della carità”. I politici si fermano spesso all’aggettivo “alta”, dovremmo soffermarci di più sul termine “esigente” che riguarda sia chi è impegnato direttamente nel “sistema politico” ma anche chi vive nella società con la responsabilità della cittadinanza attiva.
Viviamo una fase nuova del sistema “mondo” caratterizzata da una grande debolezza. Appare evidente la difficoltà ad interpretare fino in fondo questa fase, e la paura di affrontare con il coraggio della verità, i grandi cambiamenti globali. Ne voglio citare alcuni che a me sembrano molto importanti e per molti dei quali solo venti anni fa nemmeno si pensava:
· Il passaggio dalla guerra alle guerre e l’emergenza del terrorismo internazionale
· Il passaggio dal diritto all’autodeterminazione dei popoli, al primato dei diritti umani nelle relazioni internazionali
· Una nuova idea di sviluppo come emergenza globale.
· La fine delle ideologie sostituite dal principio della competizione che afferma il valore delle disuguaglianze
· la centralità della questione ambientale alla quale è legata la sopravvivenza della Terra e di tutti i suoi abitanti, e riguarda l’uomo e le future generazioni
· fenomeni migratori di massa inarrestabili quali forse l’umanità non ha mai conosciuto.
· Le enormi disuguaglianze tra popoli e nazioni ed all’interno dei popoli: le accresciute disuguaglianze sono sempre più inaccettabili per la coscienza umana.
· L’esplodere improvviso della crisi dei mercati finanziari che d’un colpo ha spazzato via l’illusione neo-liberista in base alla quale il libero svilupparsi di un mercato senza regole avrebbe garantito felicità e ricchezza per tutti. Oggi è evidente non solo che le disuguaglianze sono drammaticamente aumentate ma che siamo chiamati ad affrontare una fase grave di impoverimento e di difficoltà
· L’innovazione scientifica che ha consentito ed è alla base di quel processo che va sotto il nome di “globalizzazione. Un processo che modifica profondamente il sistema delle relazioni e i paradigmi culturali di tutta l’umanità, penetrando in modo irrispettoso nelle culture popolari sedimentate nei secoli.
· L’improvviso sviluppo della bioscienza e delle biotecnologie che può aprire orizzonti eccezionali alla lotta dell’uomo contro il dolore e la malattia, ma nello stesso tempo pone interrogativi affascinanti ed inquietanti sulla struttura fondamentale dell’essere vivente e sui rischi dell’uso della scienza nella manipolazione dell’essere vivente e della persona umana.
· La riscoperta della grande rilevanza della coscienza religiosa e delle “religioni” nella vita delle persone e dei popoli. Ai credenti, a tutti i credenti qualunque sia la loro fede, è chiesto un sovrappiù di responsabilità nella difesa della dignità della persona umana, nella liberazione dei poveri e degli oppressi, e di attenzione, di capacità di dialogo e di tolleranza verso il diverso.
Penso che questa nuova fase e queste nuove sfide impongano a tutte le unità dello scautismo giovanile e a tutte le comunità dello scautismo degli adulti di rimeditare i valori espressi dalla Legge e della Promessa per orientare i nostri comportamenti ma anche di applicare con rigore ed in modo esigente il metodo (la comunità, la vita all’aperto, il gioco, l’avventura, e soprattutto il servizio) per utilizzarle come metafore dell’esperienza umana.
E’ compito di ogni cittadino saper leggere i “segni dei tempi”: B-P insiste molto nello sviluppare tra gli scout la capacità di osservazione: una tecnica raffinata che conduce dal saper leggere le tracce nel bosco a saper leggere le tracce nella città e nella storia.
Il sistema politico nel nostro paese è in difficoltà non solo per motivi esterni ma anche per forme di debolezza interna:
· perché si è perso il legame politica- società che è l’unico in grado di garantire qualità e sostenibilità all’azione di governo (i grandi partiti di massa dell’immediato dopo guerra, nonostante le enormi divisioni politiche ed ideali, seppero realizzare quel capolavoro rappresentato dalla Costituzione repubblicana e seppero avviare il miracolo economico, perché esisteva un legame forte ed indissolubile tra loro ed il popolo)
· perchè l’azione di governo è sempre più alimentata dalle spinte disgregatrici provenienti dalla società
non ci sono tuttavia solo le difficoltà del sistema politico
Questa fase nuova è caratterizzata anche da una grave crisi della società come sottolineano con insistenza molti commentatori: CENSIS, ISTAT, EURISPES…
Cito solo alcuni passaggi che mi hanno molto colpito dell’ultima Relazione Annuale del CENSIS
“Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale, sia perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro. Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa; impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio. Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi. Viviamo insomma una disarmante esperienza del peggio.
Tanto che, quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di “mucillagine”, quasi un insieme inconcludente di “elementi individuali e di ritagli personali” tenuti insieme da un sociale di bassa lega.
Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di “sviluppo di popolo” come si diceva una volta “(CENSIS)
Una relazione che tuttavia ci offre margini di ottimismo che ci riguardano direttamente:
“……e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:
………………………….
- la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, cioè ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;
- la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;
- la minoranza che si ostina a credere in una esperienza religiosa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;
- e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.
Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento; sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.”
Questa speranza chiama direttamente in causa lo scautismo.
Per essere educative le esperienze proposte dal metodo scout: gioco, avventura, comunità, strada, servizio, nell’età giovanile e nell’età adulta, debbono essere sempre vere ed impegnative altrimenti da metafora diventano parodia e possono essere facilmente sostituite da esperienze mediatiche e virtuali che rendono l’uomo sempre più solo e subalterno.
Se il gioco è la solitudine della Play-Station e del video-gioco, se l’avventura non ha elementi di rischio, se tutto è già previsto e controllato, se non richiede tecnica ed abilità, se la strada è solo l’occasione per ritrovarsi con un gruppo di amici su un prato, se il servizio è solo gesto di “elemosina” nel tempo che resta libero da tutto il resto e non è vissuto come “tempo liberato”, allora questa parodia dell’educazione diventa al massimo residuale occupazione del tempo libero.
Per questo l’esperienza educativa dello scoutismo va proposta in modo sempre gioioso ma esigente ed impegnativo e solo così può essere percepita come una “cosa seria”.
Gli uomini e le donne del nostro tempo, giovani ed adulti, avvertono sempre più urgente, anche se spesso inconsapevolmente, il bisogno di cose vere, serie, esigenti.
Queste due debolezze, quella del sistema politico e quella della società, fanno dell’Italia un paese anomalo L’Italia è un paese di straordinarie energie e potenzialità ma ha bisogno di ritrovare le ragioni di una “ripresa civile collettiva” alla quale siamo tutti chiamati a partecipare, ognuno dalla propria postazione.
Ha bisogno di una classe politica che dovrebbe profondamente rinnovarsi, non solo nelle persone, ma nei metodi e nei comportamenti.
Ha bisogno di un corpo sociale che riacquisti quella dignità che non può esaurirsi nella protesta.
Per questo è nobile e generoso chi si dedica oggi in modo disinteressato alla vita politica. Nobile e generoso chi si dedica alla vita politica con la consapevolezza che i vecchi modelli sono superati.
Nobile e generoso chi nella società, nelle diverse realtà,partecipa ed aiuta i cittadini a riprendere consapevolezza di essere protagonisti del futuro.
Tutto questo impone di rivedere i paradigmi della politica: occorre che il sistema politico assuma in pieno la responsabilità di guidare i grandi processi di cambiamento senza subalternità rispetto ad altri poteri a partire da quelli economici e finanziari, che sappia evitare i rischi di una mal interpretata “democrazia del consenso” che rende la politica ostaggio di piccoli interessi particolari. De Gasperi diceva “i politicanti si preoccupano delle prossime elezioni, gli statisti si preoccupano delle prossime generazioni”
Contemporaneamente occorre che le forze vive della società, soprattutto chi svolge un ruolo educativo e culturale abbia consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità
Le attuali difficoltà impongono nuove responsabilità: c’è bisogno che il mondo associativo riprenda il gusto dello studio, della ricerca, della presa di coscienza e dell’assunzione di responsabilità in termini culturali, educativi e di servizio e di come ciò abbia un ruolo politico. Le associazioni di promozione sociale, il volontariato, le ONG hanno svolto un ruolo fondamentale in questi anni ma molto spesso il loro impegno si è circoscritto al “progettare” ed al “fare”. E questo progettare e fare li ha condotti o ad un nobile isolamento o a qualche forma di dipendenza dal potere politico ed economico; oggi è il tempo dell’autonomia da ogni dipendenza ma è anche il tempo delle “relazioni forti” per creare un pensiero nuovo capace di affrontare le sfide della cultura e dell’educazione civile nel XXI° secolo, per rimettere al centro l’uguaglianza e la dignità della persona e dei suoi diritti tra tutti gli abitanti del pianeta..
Tutto questo ci interpella direttamente
Lo scautismo italiano si è già espresso con grande chiarezza per quanto riguarda l’impegno politico nel Patto Associativo dell’AGESCI e nel Patto Comunitario del MASCI con alcune indicazioni forti
· Educazione all’impegno politico ed alla responsabile partecipazione civile
· Educazione alla cittadinanza attiva e responsabile
· Importanza dell’impegno politico al livello personale
· Scelta del pluralismo
· Opzioni politiche su grandi temi tra i quali io pongo pace, uguaglianza, laicità e rispetto delle fedi religiose, rispetto della dignità della persona umana. A questo proposito vorrei ricordare che quest’anno si celebrano i sessant’anni della Dichiarazione dei diritti universali della persona e della Costituzione italiana, che restano dei punti di riferimento fondamentali
· La mondialità come cammino e prospettiva per cui la diversità delle persone umane non è una minaccia ma una opportunità. Il 3°, il 4°, il 5° articolo della Legge dicono agli scout, giovani ed adulti, uniti dalla stessa Legge, che siamo chiamati a costruire una società fraterna, accogliente, cortese, indipendentemente dallo stato sociale, dalla razza, dalla cultura, dal colore della pelle, dal credo religioso. Oggi che nel mondo, non solo in Italia, si presentano fenomeni di intolleranza, di razzismo e di xenofobia noi diciamo ad alta voce che “lo straniero è nostro fratello” e con lo straniero , tutti insieme, siamo chiamati a condividere tutto questo nostro mondo, diciamo che la nostra prospettiva è la mondialità dove ci realizziamo come “cittadini del mondo”
Sono affermazioni importanti ed impegnative che tutti insieme abbiamo democraticamente assunto. Tuttavia, se quanto sono venuto sin qui dicendo è anche parzialmente condiviso, occorre andare aldilà di ciò che è oggi previsto dalle nostre solenni affermazioni, occorre sentire la responsabilità di essere protagonisti in una nuova fase della storia italiana come soggetto attivo, come mondo vitale della società italiana.
· C’è un esigenza di responsabilità e di testimonianza che va aldilà del doveroso rispetto e partecipazione alla costruzione delle leggi
· C’è l’esigenza di radicalità.
· C’è l’esigenza di ribadire “l’opzione per gli ultimi”.
· C’è l’esigenza di un impegno di educazione e di cultura per creare luoghi di “coscienza critica”, di coraggioso rifiuto del conformismo
Ancora una volta la responsabilità prima e fondamentale per affrontare queste sfide è affidata ai Clan Fuochi, alle Comunità Capi, alle Comunità del MASCI
Sarà compito di queste comunità aiutare a maturare vocazioni alla politica ma sarà loro compito assumere la responsabilità di “sostenere le vocazioni politiche” non nelle opzioni, che sono lasciate al pluralismo, ma nei comportamenti ideali e morali.
Sarà compito delle comunità sviluppare percorsi di Educazione consapevole alla responsabilità sociale, civile e politica.
Sarà compito delle comunità essere luoghi di impegno e di partecipazione sul territorio, ricercando collaborazioni, intessendo ”reti di solidarietà responsabile”.
C’è però anche un ruolo delle strutture associative, quelle Regionali e quelle Nazionali: le comunità non possono essere lasciate sole in questo difficile e impegnativo cammino.
C’è una responsabilità delle strutture associative per dare “profezia” alle sfide che interpellano le donne e gli uomini del nostro tempo, partendo dalla consapevolezza che: per rispondere a questa situazione il governo della politica e della mediazione degli interessi, da soli non bastano più.
Occorre ancora una volta, accanto all’esercizio della politica delle istituzioni e dei partiti, una grande mobilitazione di tutti “gli uomini di buona volontà”, mobilitazione che chiama in causa la cultura, la scienza, le religioni e le chiese.
E chiama in causa in primo luogo la “missione educativa”: per questo lo scoutismo è chiamato a riflettere sulla propria missione e la propria attualità e a fare fino in fondo la propria parte.
Lo scoutismo mantiene tutta la sua attualità se resta fedele alla “missione educativa”, come ci ha “urlato” Giovanni Paolo II quella mattina in piazza S Pietro nell’ottobre del 2004, mantiene tutta la sua attualità se si rivolge ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ma anche agli adulti del nostro tempo per aiutarli a costruire se stessi, a diventare persone autonome, critiche, capaci di scelte impegnative, persone che si commuovono davanti al dolore presente nel mondo, persone capaci ancora di indignarsi di fronte alle ingiustizie, persone capaci di scelte talvolta impopolari e controcorrente e di restarvi fedeli anche quando è più difficile.
Lo scoutismo è oggi chiamato a fare la propria parte in questa sfida che riguarda l’uomo contemporaneo.
Se metodo, contenuti, strutture dell’educazione secondo il metodo scout sono solidi e consolidati per quanto riguarda i bambini, gli adolescenti e i giovani (anche se, parlando di educazione, tutto questo è sempre provvisorio e relativo), altrettanto si deve dire con riferimento all’educazione permanente degli adulti.
Il MASCI, da quando ha preso coscienza di questa sua tipicità, ha riflettuto, sperimentato, ed è in grado oggi di proporre, almeno per alcune fasce dell’età adulta, un metodo educativo per gli adulti basato sul metodo scout.
Ma siamo consapevoli che questo non basta.
L’urgenza e la complessità della sfida educativa per gli adulti richiede uno sforzo nuovo ed eccezionale.
Uno sforzo che, lo vado ripetendo da tempo, deve coinvolgere tutto lo scoutismo italiano, quello giovanile e quello adulto pur mantenendo ciascuno la propria autonomia associativa ed organizzativa; madeve coinvolgere anche tutti coloro che in tempi diversi hanno dedicato parte della loro vita al servizio educativo col metodo dello scoutismo e del guidismo, anche i genitori degli scout e delle guide, anche tutti gli amici che guardano con interesse a questa esperienza.
Qualcosa di nuovo comincia a profilarsi all’orizzonte ed occorre saper cogliere ogni opportunità ed ogni apertura.
Si è aperta una nuova stagione alla quale tutti dobbiamo saper rispondere con lo stesso entusiasmo e generosità che guidò i nostri padri alla rinascita dopo la tragedia del fascismo e della guerra. Nel 1948 Osvaldo Monass affidava al Roverismo, ma oggi potremmo dire a tutto lo scautismo giovanile ed adulto, una grande missione:
“Il Roverismo desidera portare i giovani a realizzarsi come persone equilibrate e coerenti, poco ricettive alle suggestioni della massa, dei programmi e delle idee fatte; curiose di conoscere e progredire, in possesso di un patrimonio di idee ben chiaro sui problemi fondamentali della vita; amanti della vita semplice, praticanti la vita all’aperto; orientate ad una visione ottimistica della vita; moralmente salde in una visione imperniata sui concetti di lealtà e di libertà; sensibili ai problemi della convivenza politica e sociale; animate dalla volontà e dotate di capacità concrete di servire; consapevoli della responsabilità e di conseguenza impegnate ad avere un fisico efficiente; il tutto animato da una fede profonda che permei ed informi di sé la vita di ogni giorno e le porti ad inserirsi coscientemente nella vita della Chiesa”
- 26 Novembre 2008











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