Il gruppo MASCI Trapani 1° è dedicato a Carmelo Rallo, indimenticabile persona che, tra i primi, ha tracciato i sentieri dello Scautismo Trapanese. Tutti noi gli siamo grati.
Buona Strada Carmelo.
>>> Un ricordo di Carmelo

Sinodo dei Magister

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Sinodo dei magister

C’eravamo anche Noi al Sinodo dei Magister che si è svolto ad Alghero dal 23 al 25 Ottobre. Salvatore Figuccio, Franco Campo, Silvio Giglio e Fabio Marino. Questa la delegazione che ha rappresentato la nostra comunità.

Un’esperienza che ha impiantato le basi per un lungo cammino verso una  chiara dimensione associativa.

Sul sito nazionale notizie, foto e video:

www.masci.it

 

 

  




Riflessione d’apertura del Sinodo dei Magister a cura del Presidente nazionale Riccardo Della Rocca


“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino”

“Alzati e mangia, per te ancora lungo è il cammino” così dice l’angelo del Signore al profeta Elia.

Queste parole sembrano oggi rivolte a tutti noi, a tutte le donne e gli uomini del nostro tempo.

Come il profeta Elia noi vorremmo sostare, sdraiati sotto la ginestra, un po’ rassegnati ed un po’ impauriti, ripiegati su noi stessi, tentati dalla delusione.

Ci sembra che il cammino davanti a noi, in questo tempo, che appare come  il tempo dell’ “esilio della coscienza”, sia pieno di ostacoli:

·       di difficoltà che ostacolano il passo, di nebbie che rendono incerta la strada

·       di muri che rinchiudono, come i muri di Gaza rinchiudono il popolo palestinese

·       di recinti come i CIE dove vengono rinchiusi i disperati che giungono in Italia dal mare

·       di ostacoli fatti di norme  come il respingimento che lasciano fuori uomini e donne che, con il loro bagaglio di violenza subita, di povertà, di fame, di umiliazioni, possono turbare la tranquillità del nostro benessere.

Con questo Sinodo noi vogliamo reagire

Ci vogliamo rialzare: vogliamo rimetterci in piedi sulle gambe, raddrizzare la schiena, rompere i lacci che ci tengono legati.

Vogliamo mangiare: riscoprire il pane condiviso come dono per la vita, come gioia, vogliamo ritrovare la forza, per continuare a crescere.

Sappiamo che ancora lungo è il cammino ma sappiamo che camminando potremo recuperare la speranza, lo sguardo lungo verso il futuro, potremo incontrare fratelli e sorelle che camminano con noi.

Questo nostro Sinodo vuole superare i muri e sfidare gli ostacoli con l’ottimismo consapevole che è proprio dello scautismo.

Per questo il nostro lungo cammino da Babele alla Pentecoste sarà fatto di strade e di ponti che uniscono.

“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino da Babele alla Pentecoste”

L’educazione degli adulti, che abbiamo scelto come nostra missione, è il ponte che vogliamo costruire.

Questo è il cammino in cui riscopriamo

·       L’educazione come leva del cambiamento per un mondo migliore

·       L’educazione come cammino che dura per tutta la vita per “coltivare la coscienza”

·       L’educazione come accettazione e gestione permanente del cambiamento in noi e intorno a noi

·       L’educazione come incontro con il futuro con lo sguardo della fiducia e dell’ottimismo

·       L’educazione come capacità di ritrovare ogni giorno scopo, direzione, consapevolezza

Affermiamo con forza che la sfida educativa riguarda soprattutto il mondo degli adulti. E’ prevalentemente il mondo degli adulti che sembra aver bisogno di strumenti e percorsi per ritrovare la capacità di interpretare la storia, di vivere con serenità la propria condizione umana, di ritrovare le ragioni di condivisione e di responsabilità, di ritrovare il senso profondo della morale privata e dell’etica pubblica, di riscoprire il senso creaturale e religioso della vita, di riscoprire in modo adulto il servizio del prossimo come “strada per la felicità”.

Ma l’educazione per essere efficace ha bisogno di un metodo  che faccia da bussola, da carta topografica, di un’attrezzatura adatta nelle diverse situazioni.

Il metodo deve essere l’oggetto principale della nostra ricerca.

Siamo convinti che lo scautismo e il guidismo nei loro principi fondamentali (Comunità, strada, servizio) forniscano i mattoni giusti per costruire questo metodo per adulti, un metodo non rigido ma adattabile alle diverse stagioni della vita adulta.

Occorre però andare in profondità.

Nell’educazione dei giovani c’è sempre, magari con diversa intensità a seconda delle varie stagioni della gioventù, un rapporto educatore-educando che fa da riferimento.

Nell’educazione degli adulti questo rapporto viene meno, ognuno è allo stesso tempo educando ed educatore di se stesso; quando parliamo di educazione dell’adulto non parliamo mai di “un altro” ma parliamo sempre di “noi stessi”.

Una difficoltà mai completamente superabile ma gestibile solamente in una dimensione comunitaria ed associativa; in un’esperienza comune di ricerca, di verifica, di vita quotidiana, di accoglienza, di servizio dell’ “altro”.

Per questo la dimensione comunitaria è centrale nell’educazione degli adulti, da qui l’arte preziosa e delicata di tutti voi Magister chiamati ad animare una comunità di Adulti Scout.

Di conseguenza un altro nodo è rappresentato dal modello di comunità che proponiamo, non possiamo limitarci, per un arco così ampio che va dai 25 a oltre i 102 anni, ad un unico modello di comunità. E’ necessario progettare e sperimentare diversi modelli di vita comunitaria capaci di adattarsi ai diversi ambienti e alle diverse stagioni di una vita adulta sempre più lunga

Una ricerca non semplice ma che deve partire dall’esperienza, alimentata dallo studio ma anche dalla fantasia, dalla profezia e dal sogno.

Occorre seriamente che ci mettiamo a lavorare a questo metodo chiedendo l’aiuto di tutti: dello scautismo giovanile che deve sentirsi coinvolto, di chi ha vissuto questa esperienza, degli esperti attenti al tema dell’educazione degli adulti.

Una proposta educativa autentica che si fondi sull’idea di “solidarietà”:

solidarietà con gli altri, nello spazio ma anche solidarietà nel tempo.

Solo affrontando tutti insieme questa sfida riusciremo a scrivere quelle “Chiacchierate intorno al caminetto” che costituiranno la base dello “Scautismo per Adulti”: una proposta educativa che non si rinchiude nei cenacoli raffinati ma si alimenta con l’impegno nel mondo, con il servizio alla società ed alla Chiesa.

L’educazione è per noi l’antitodo alla diserzione morale, è l’alimento per “le virtù difficili”.

La sfida dello scautismo si prolunga così nel tempo e, parafrasando e coniugando B-P e p.Forestier, lo scautismo per adulti diventa realmente “Route di felicità e di libertà”

“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino da Babele alla Pentecoste”

Viviamo in un tempo segnato dalla precarietà, dall’insicurezza, dal disorientamento; apparentemente un “tempo senza speranza”

Eppure, mai nella storia , l’uomo ha avuto tante opportunità.

Malgrado la crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando, la ricchezza complessiva del mondo continua a crescere, ma allo stesso tempo aumentano in modo drammatico le inaccettabile disuguaglianze all’interno delle nazioni e tra i popoli.

La globalizzazione ha reso tutti gli uomini del mondo più vicini, ma mai come ora riemergono prepotenti la paura del diverso, i nazionalismi e gli egoismi locali , perché, come dice Benedetto XVI nella sua ultima enciclica, “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”

Grazie ai progressi della scienza medica, la vita degli uomini e delle donne continua ad allungarsi, la ricerca biomedica pone problemi affascinanti e inquietanti, ma la sofferenza ed il dolore continuano ad essere presenti in tanta parte del mondo e nei Sud del mondo milioni di uomini e donne, soprattutto bambini, muoiono ogni giorno di malattia di fame e di sete.

La scienza e la tecnica negli ultimi cento anni hanno visto uno sviluppo mai realizzato in tutta la storia precedente dell’umanità eppure ci mancano le parole ed i codici per un’interpretazione corretta di questo sviluppo.

Siamo tutti chiamati a contribuire a superare queste contraddizioni.

Lo scautismo nei suoi più di cento anni di vita ha aiutato a far maturare persone brave, oneste, generose, disponibili, ha aiutato a sviluppare la virtù delle piccole cose, le virtù nascoste, le virtù senza voce.

Una funzione alla quale non dovremo mai rinunciare, ma di fronte a questi cambiamenti epocali occorre oggi andare oltre.

Le contraddizioni che dobbiamo affrontare chiamano in causa il nostro rapporto con il mondo e quindi il nostro rapporto con la politica. Sembra oggi ancor più necessario superare il fantasma dell’ “apoliticità” che conduce all’incapacità di impegnarsi per un mondo migliore e di indignarsi di fronte al male del mondo,  occorre ridefinire il concetto stesso di politica, occorre affermare che c’è bisogno di “buona politica”, quella che fa dire a don Milani “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Da Lettera a una professoressa
Occorre con saggezza riscoprire anche che esistono diversi protagonisti della vicenda politica.

Ci sono coloro che “esercitano la politica”, il mondo degli eletti nelle istituzioni, dei leader politici, dei militanti. Uomini e donne che assumono la responsabilità di decisioni collettive, che debbono fare i conti con le tentazioni del potere e del consenso, spesso condannati alla solitudine.

Ci sono coloro che “coltivano la politica”: il mondo della scienza, il mondo della cultura, le forze sociali, l’associazionismo e, a pieno diritto, le chiese e le fedi religiose. Tutti quei mondi che con piena libertà ed autonomia, dibattono, studiano, progettano delle risposte collettive e quindi sono in grado di avanzare proposte ampie e testimonianze precise sui valori in campo.

Noi, fedeli alla nostra scelta educativa,  vogliamo essere tra coloro che “coltivano la politica”, e del mestiere del coltivatore assumiamo la pazienza, la competenza, l’abilità. Come Adulti Scout scegliamo di coltivare la politica, con lo sguardo del coltivatore volto ai segni del cielo e ai segni sulla terra, scegliamo di coltivare la politica con la competenza del coltivatore che sa attendere, che sa che il raccolto è frutto di fatica, di lavoro, di studio e di pazienza, del coltivatore che pianta solidi paletti per aiutare le giovani pianticelle a crescere, del coltivatore che sa gridare forte per cacciare i corvi che beccano i semi e le gemme. Abbiamo indossato l’abito del coltivatore che ogni mattina esce all’alba per la cura dei campi; ed i nostri campi sono il servizio ai più piccoli ed ai più deboli, quel servizio del prossimo che abbiamo scelto come fondamentale vocazione scout.

Siamo convinti che sia necessario che tra questi due mondi della politica (tra chi esercita e chi coltiva) si stabilisca un circuito virtuoso, quasi un patto non scritto; dove la ricchezza di uno diviene alimento per l’altro  pur  nel rispetto rigoroso ognuno della propria autonomia, della propria libertà, della propria responsabilità e delle proprie competenze. Quando si interrompe questo circuito virtuoso, come sembra essere avvenuto oggi in Italia,  il mondo politico degenera rapidamente nella personalizzazione, nella casta, nell’isolamento autoreferenziale dove i valori alti sono sostituiti dagli interessi brevi e privati. Diceva De Gasperi “Gli statisti pensano alle generazioni future, i politicanti pensano alle prossime elezioni”.

Ma anche coloro che hanno scelto di “coltivare la politica” corrono il rischio dell’isolamento e quindi dell’irresponsabilità pubblica, stabiliscono solo rapporti di interesse con chi esercita la politica e ne diventano subalterni.

Dobbiamo accettare la sfida di riattivare questo circuito virtuoso, ma lo faremo dandoci una prospettiva: ripartire dagli ultimi.

Lo faremo assumendo alcune priorità che scaturiscono dai valori della Legge degli scouts e delle guide:

·       L’Uguaglianza un tema semplice da affermare ma difficilissimo da attuare

·       La lotta alla povertà

·       La fraternità universale, la solidarietà tra i popoli, l’impegno per la pace

·        l’accoglienza del diverso ““Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Es 22,20)

·       La difesa della dignità di tutta la persona, di ogni persona

·       La solidarietà con il futuro che pone in primo piano la “questione ecologica”

·       La legalità, la questione morale e l’etica pubblica

Per questo abbiamo iniziato a lavorare per individuare percorsi che ci consentano di “entrare nella storia”, conservando la nostra autonomia di giudizio, conservando intatta la nostra capacità di stupirci e di indignarci, rifiutando sempre il cinismo e la menzogna, consapevoli che nei cento anni di vita dello scautismo abbiamo appreso che saremo sempre “nomadi e pellegrini nella storia”.

“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino da Babele alla Pentecoste”

un invito che ci interpella direttamente come credenti, come donne e uomini alla Sequela di Gesù di Nazareth

Dobbiamo interrogarci e chiederci perché spesso siamo chiusi e fermi in uno spiritualismo individuale all’interno delle nostre piccole comunità, perché ci contentiamo di belle liturgie un po’ antiquate, perché vediamo la nostra Chiesa come “cittadella assediata” dal male del mondo.

L’invito “Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino” è la metafora dell’Assemblea Eucaristica del popolo in cammino: quando il sacerdote ci dice “andate la messa è finita”, dopo aver accolto la Parola e condiviso il Pane e il Vino, mentre sacerdoti e chierici tornano in sagrestia,quelle parole ci invitano ad uscire sul sagrato, di tornare nelle strade e nelle piazze del mondo, perché il nostro luogo di laici è il mondo con tutti i suoi rischi e le sue tentazioni.

E’ solo la paura che spesso ci impedisce di vedere con chiarezza ciò che ci è richiesto, di trovare un punto d’equilibrio. Ci dobbiamo allora ricordare quello che diceva E.Mounier “ci ritroviamo sospesi tra cielo e terra, sulla corda che non si flette del cristiano, e l’equilibrio può essere mantenuto solo in alto”

Da anni tutti noi credenti ci siamo, a ragione, preoccupati e confrontati con quei residui dell’illuminismo che abbiamo chiamato “laicismo”, ci siamo preoccupati perché prospetta “una società ed una storia che non ha bisogno di Dio”.

Ma mentre ci preoccupavamo di questa cultura storica, per alcuni aspetti ricca e feconda,eravamo distratti, non ci accorgevamo che una nuova cultura molto più ambigua e volgare stava silenziosamente pervadendo e dominando con molta più forza la storia e la società: “il neo-paganesimo”.

Si stava tornando a fondere ed adorare il vitello d’oro, segno e simbolo

del rimpianto della schiavitù, del rimpianto del passato, della divisione, della fine della speranza.

Il neo-paganesimo ripropone “il tempo dell’idolatria” dove i nuovi idoli sono ancora: le cose, il successo, la ricchezza, il potere, il piacere, l’eros, l’effimero, il mio “Io” e soprattutto la banalità e la superficialità. Idoli tutti presenti nel tempio contemporaneo, nel nuovo Pantheon multicolori ben rappresentato dallo schermo televisivo.

Un pantheon dell’idolatria che cerca di accogliere anche Gesù di Nazareth tra la moltitudine indifferenziata degli idoli e cerca di attrarre i seguaci di Gesù con le ragioni della convenienza umana.

Talvolta sembra che ci dimentichiamo che sta scritto “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, ci dimentichiamo che nella Bibbia l’unico, vero, grande peccato è l’idolatria.

Questa sfida del neo-paganesimo ci interpella direttamente come laici adulti; infatti non è solamente una sfida filosofica e teologica, è una sfida che si gioca nella storia, nel quotidiano, nei comportamenti, nei consumi, nella vita familiare, nelle relazioni, nell’impegno politico e sociale; quindi chiama in causa la responsabilità propria del laico. Una sfida che richiede vigilanza, discernimento, interiorità, intransigenza; una responsabilità da alimentare anche nel silenzio, nello studio e nell’ascolto.

E’ tempo di rimettere con rigore al centro della nostra vita personale, comunitaria ed associativa la Sequela di Gesù di Nazareth .

E’ il tempo della preghiera e del deserto

E’ tempo di ritrovare la Bibbia come fedele “compagno di strada”

E’ tempo di tornare allo studio della profezia dei documenti del Concilio.

Solo così riusciremo a individuare quei nuovi “Percorsi di spiritualità e catechesi per adulti” che stiamo ricercando.

Quei percorsi che facevano dire con coraggio e fiducia a D.Bonheffer: “Gesù è morto sulla croce, solo, abbandonato dai suoi discepoli. Accanto a lui erano crocefissi non due dei suoi fedeli, ma due malfattori. Ma sotto la croce c’erano tutti: nemici e credenti, dubbiosi e paurosi, schernitori e vinti, e Gesù pregò per tutti e per tutti implorò il perdono. L’amore misericordioso di Dio vive in mezzo ai suoi nemici.

Oggi pare così difficile percorrere con decisione la stretta via della scelta della Chiesa e allo stesso tempo rimanere nell’ampiezza e nella profondità dell’amore di Cristo per tutti gli uomini, della pazienza, della misericordia, della “filantropia” di Dio accanto ai deboli e agli atei; eppure le due cose devono restare insieme, altrimenti percorriamo vie umane. Il Signore ci doni, in tutta la serietà con cui desideriamo seguirlo,la gioia; in tutto il nostro rifiuto del peccato l’accettazione del peccatore; in tutta la nostra lotta contro i nemici la Parola dell’Evangelo che sa vincere e conquistare” (Sequela)


“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino da Babele alla Pentecoste”

E’ l’invito che ci viene rivolto oggi in questo Sinodo

“Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino da Babele alla Pentecoste” , è lungo il cammino dalla folla dove tutti parlano senza comprendersi, ad un popolo di donne e uomini che vengono da tanti luoghi diversi ma ascoltando riescono a comprendere la stessa Parola.

 

Siamo consapevoli che i compiti che ci attendono non li potremo assolvere in questi tre giorni, non sarà qui che metteremo a punto:

·       Le chiacchierate intorno al caminetto

·       I percorsi per “entrare nella storia”

·       I sentieri di spiritualità e catechesi

Ma questo Sinodo avrà raggiunto il suo obiettivo se tutti noi avremo raggiunto la consapevolezza che:

·       è tempo di alzarsi

·       occorre mangiare e condividere il pane

·       è tempo di riprendere il cammino o meglio di “camminare insieme”

·       è tempo di passare dall’illusione che conduce alla depressione ed alla dispersione, alla speranza che è fatta di futuro e di impegno

·       E’ quindi il tempo del coraggio, del sogno e della speranza.

·       E’ il tempo di accogliere nuovamente la condizione umana come avventura, come gioco, come strada che non si interrompe.

 

 “Alzati e mangia, perché ancora lungo è il cammino ”

il cammino del profeta Elia era un cammino solitario, il nostro cammino è un cammino collettivo

Abbiamo voluto chiamare Sinodo questo nostro incontro riscoprendo proprio il senso etimologico del termine greco “sun-odòs” cammino comune, un cammino che è consapevole delle tentazioni, degli errori, delle incoerenze, ma cammino comune di un “frammento di popolo” che cerca di dare senso alla propria missione, di attualizzarla , di rispondere così ai bisogni delle donne e degli uomini del nostro tempo.  Resteremo così fedeli alla nostra Promessa, di servire sempre meglio la società e la Chiesa del Terzo millennio per “lasciarli migliori di come li abbiamo trovati”, Consapevoli tuttavia che per affrontare questo cammino dovremo rinunciare a tante certezze, che la nostra bisaccia del pellegrino dovrà contenere solo ciò che conta, solo quello che è essenziale.

P.Balducci parlando del risveglio del Terzo Millennio diceva:

“Che c’è dietro questo risveglio? Le persuasioni occulte della paura o la richiesta di nuovi modelli di vita? E quale è il senso complessivo di questo fenomeno? Il delirio di un mondo culturale, quello che confonde la propria decadenza con la decadenza del mondo? O la percezione che siamo ormai giunti davanti ad una soglia che chiede alla coscienza una mutazione qualitativa? Mutare è anche morire: e la paura non è che l’impotenza o la riluttanza morale a compiere quel rigetto del passato nella cui sopravvivenza si nascondono le vere minacce”

 

Se la strada si farà dura che la nostra bisaccia sia leggera e che il Signore cammini accanto a noi.

Buon lavoro a tutti

Presidente Nazionale

Riccardo Della Rocca

 

Alghero 23 ottobre 2009

 

 

 

 

 

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